Suzanne Giesemann: messaggi di speranza

Aggiornato il 16 Dicembre 2025 da Elisa Branda

C’è una luce che brilla con dolce fermezza nel cuore del risveglio spirituale contemporaneo, e quella luce ha un nome: Suzanne Giesemann. Ex comandante della Marina militare americana, oggi è una guida spirituale capace di unire due mondi solo all’apparenza distanti: quello della disciplina militare e quello della connessione divina. La sua vita è la testimonianza vivente che il dolore può diventare ponte, che l’amore non finisce mai e che la coscienza può aprirsi anche nei luoghi più inaspettati.

Oggi Suzanne è riconosciuta a livello mondiale come una delle voci più autorevoli nel campo della spiritualità evolutiva. Inserita nella prestigiosa lista di Watkins delle 100 persone spiritualmente più influenti al mondo, accanto a nomi come Papa Francesco e il Dalai Lama, è anche tra le pochissime personalità ad aver ricevuto lo Humanity’s Team Spiritual Leadership Award 2024, un’onorificenza assegnata solo a coloro che, con la loro opera, trasformano il mondo con amore, consapevolezza e compassione.

Attraverso i suoi libri, i podcast, le meditazioni, gli insegnamenti e le esperienze medianiche, Suzanne accompagna chiunque sia pronto a riconoscere la propria natura eterna. Con parole semplici ma profonde, ci guida a vivere una vita ispirata, consapevole, connessa con quella realtà più grande che ci sostiene e ci unisce al di là di ogni confine.

Suzanne Giesemann
Suzanne Giesemann

Suzanne Giesemann: Messaggi di Speranza

Mi piace pensare che, in fondo, ognuno di noi percorra un viaggio unico, fatto di scelte, sfide e scoperte inattese. Per Suzanne Giesemann, questo viaggio è iniziato sotto la solida disciplina militare e si è trasformato in un percorso spirituale straordinario. Forse ti starai chiedendo come sia possibile passare da un ruolo di alto profilo nella Marina a una vita dedicata alla connessione con il mondo spirituale. Ed è proprio ciò che esploreremo qui: un racconto di coraggio, fede e ricerca interiore, che spero possa ispirarti a guardare la realtà da una prospettiva più ampia.

In questa avventura, ti parlerò di come Suzanne abbia lasciato la sua carriera militare per seguire una strada completamente diversa, scoprendo di avere capacità di un’evidential medium. Suzanne è un’insegnante spirituale riconosciuta Non solo: vedremo come questo cambiamento radicale le abbia permesso di trasmettere messaggi di speranza a chiunque cerchi un contatto con i propri cari che stanno dall’altra parte del velo o desideri semplicemente approfondire il senso della vita. Ti accompagnerò attraverso momenti decisivi, ricordi toccanti e incontri speciali, così potrai comprendere come la forza di volontà e la determinazione possano davvero trasformare il nostro percorso.

Preparati a un’immersione in un racconto profondo e coinvolgente: parleremo di spiritualità, amore che trascende la vita fisica, e di come i momenti di crisi possano portare all’apertura di prospettive nuove e inaspettate. Mettiti comodo e lasciati guidare: spero che la storia di Suzanne Giesemann possa offrirti, almeno in parte, la stessa ispirazione che ha dato a me.

Una carriera straordinaria

La vita di Suzanne Giesemann è segnata da una carriera militare fuori dal comune, costellata di incarichi prestigiosi e responsabilità di altissimo livello. Ogni volta che ripercorro la sua biografia, mi soffermo con ammirazione su un punto in particolare: il suo ruolo come assistente del Chairman of the Joint Chiefs of Staff, la più alta carica militare degli Stati Uniti. Un incarico che non solo richiede competenze tecniche avanzate e intelligenza strategica, ma anche fermezza, equilibrio interiore e una profonda etica del dovere.

Il valore dell’eccellenza

Suzanne è stata comandante nella Marina Militare e ha conseguito un master in Sicurezza Nazionale. La sua carriera l’ha portata a guidare uomini e donne in contesti critici, a rappresentare le Forze Armate in ambiti istituzionali delicati, e a essere il punto di riferimento organizzativo e umano per il vertice militare statunitense. Immagina cosa significhi essere la persona che coordina, supervisiona e garantisce l’efficienza assoluta di ogni dettaglio: briefing classificati, riunioni internazionali, viaggi diplomatici, emergenze inaspettate. Ogni istante è vissuto con la consapevolezza che nulla può essere lasciato al caso.

Questo livello di eccellenza, mantenuto giorno dopo giorno, non è solo una prova di talento. È anche una dimostrazione di integrità, coraggio e resilienza. E credo che sia stato proprio questo rigore, questa dedizione totale al compito, a costituire il terreno fertile per una trasformazione interiore che, con il tempo, l’avrebbe portata a intraprendere un cammino totalmente diverso.

L’onore di servire

Chi ha ricoperto ruoli di comando lo sa bene: servire è una forma profonda di amore, anche quando veste la divisa dell’autorità. È una responsabilità che va oltre l’efficienza operativa: significa farsi carico del benessere di altri esseri umani, guidare con lucidità anche nelle tempeste, e restare integri davanti alla complessità delle decisioni. Per Suzanne, ogni incarico è stato vissuto come un onore e una missione.

Ma la vita, a volte, ci chiama a servirla in modi che non ci saremmo mai aspettati. E anche per chi ha costruito la propria esistenza sulla certezza della disciplina, può arrivare un momento in cui qualcosa si incrina, si apre, e lascia filtrare la luce di un’altra verità. Quella verità è arrivata per Suzanne nel modo più umano e straziante possibile. E da quel punto in poi, tutto è cambiato.

Suzanne Giesemann military
Suzanne Giesemann
Suzanne Giesemann
Suzanne Giesemann incontra il Presidente degli Stati Uniti d’America George Bush
Suzanne Giesemann military
Suzanne Giesemann
Suzanne Giesemann
Suzanne Giesemann

L’11 settembre: la ferita che apre un varco

Ci sono date che segnano per sempre il corso della storia. L’11 settembre 2001 è una di quelle che restano incise nell’anima collettiva dell’umanità. Per Suzanne Giesemann, quella giornata non fu solo uno spartiacque mondiale, ma anche un punto di svolta personale e spirituale.

Quella mattina si trovava in volo sopra l’Atlantico, impegnata in una delle sue missioni militari. La notizia del primo aereo che aveva colpito il World Trade Center arrivò come un fulmine. All’inizio si pensò a un incidente. Ma quando giunse la notizia del secondo schianto, la realtà si mostrò in tutta la sua crudezza: era un attacco. Il presidente ordinò il rientro immediato e, durante il sorvolo su Manhattan, Suzanne vide il fumo nero che si alzava dal cuore della città. Al suo arrivo al Pentagono, l’impatto fu ancora più diretto: le fiamme avvolgevano l’edificio, il terreno tremava di un’energia che parlava di morte.

Camminando verso il cratere causato dall’aereo, qualcosa si spezzò dentro di lei. Davanti a quella distruzione, Suzanne sentì affiorare domande profonde: perché alcuni vengono risparmiati e altri no? Che senso ha tutto questo? Fu lì, tra le macerie del Pentagono e il silenzio pesante del cielo, che iniziò a germogliare un nuovo modo di vedere la vita.

Il risveglio interiore: una nuova rotta

Tornata a casa, con il cuore colmo di emozioni e interrogativi, Suzanne comprese che qualcosa era cambiato per sempre. L’esperienza dell’11 settembre aveva aperto una ferita, ma anche un varco: il desiderio di autenticità, di seguire la propria voce interiore, diventava ogni giorno più forte. La vita può cambiare in un istante, scriverà più avanti, con la consapevolezza di chi ha visto da vicino quanto possa essere fragile ogni certezza.

In quel momento prese una decisione che avrebbe cambiato ogni cosa: lasciare la Marina. Dopo anni vissuti sotto il segno della disciplina e del servizio, sentiva che era giunto il momento di vivere con libertà e pienezza, inseguendo un sogno che fino ad allora era rimasto inascoltato.

Anche Ty, suo marito, aveva trascorso vent’anni di carriera militare come comandante navale. E così, il giorno dopo il suo congedo, insieme decisero di mollare letteralmente gli ormeggi. Salparono per una nuova vita, fatta di mare aperto, di orizzonti infiniti e di ricerca interiore. Navigarono lungo le coste del Canada, attraversarono le Bahamas e affrontarono l’oceano Atlantico. Ma la vera avventura era quella che stava iniziando dentro di lei.

Ogni giorno su quelle acque era un invito alla riflessione. E anche se lontani dal mondo, non mancavano mai i contatti con la famiglia, grazie alle email. La tecnologia li teneva legati, ma era il cuore a guidarli. E in mezzo all’oceano, tra silenzi e tramonti infiniti, Suzanne cominciava a sentire qualcosa di nuovo… o forse, qualcosa di antico che stava finalmente tornando alla luce.

Suzanne Giesemann 11 settembre

La decisione di vivere i sogni

A volte il cambiamento non arriva in punta di piedi. Non sempre la trasformazione si svela lentamente, con delicatezza. Per alcune anime, il risveglio è un lampo che squarcia il cielo, un’intuizione improvvisa che non lascia spazio ai dubbi. Così è stato per Suzanne Giesemann. Dopo l’11 settembre, con vent’anni di servizio impeccabile nella Marina alle spalle, scelse la strada meno battuta. Non fu una fuga, ma un ritorno. Un ritorno a se stessa, ai sogni messi in pausa, al desiderio di vivere con autenticità.

Insieme a suo marito Ty, anch’egli ufficiale in pensione, salirono su una barca a vela e lasciarono il porto. Nessuna destinazione precisa, nessuna rotta imposta: solo la volontà di seguire il vento e ciò che il cuore avrebbe indicato.

L’oceano come specchio dell’anima

C’è qualcosa di profondamente simbolico in quella scelta. Il mare, con le sue profondità insondabili e le sue maree mutevoli, è lo specchio perfetto per chi decide di avventurarsi oltre le certezze. Per Suzanne, solcare l’oceano significava abbandonare le mappe prestabilite e affidarsi a una nuova bussola: quella dell’intuito, dell’ascolto interiore, dello spirito.

Ogni onda affrontata era un passo verso la libertà. Ogni tramonto sul ponte della barca era una meditazione silenziosa. In quel silenzio fatto di vento e sale, Suzanne iniziò a sentire qualcosa che le parole non riuscivano a spiegare, ma che l’anima riconosceva con chiarezza. Era come se il mare stesso le stesse insegnando un nuovo linguaggio, più sottile, più ampio: il linguaggio della connessione profonda con il tutto.

Suzanne Giesemann

Navigare verso se stessi

Ogni viaggio esteriore è, in fondo, una porta che si apre sul mondo interiore. Navigare per mesi, senza le consuete abitudini a riempire il tempo, significava entrare in uno spazio di ascolto raro e prezioso. Per Suzanne, l’oceano divenne uno specchio limpido, che rifletteva i suoi desideri più autentici e, allo stesso tempo, apriva la strada a qualcosa di ancora sconosciuto.

Quel tempo in mare non fu solo avventura o contemplazione: fu preparazione. Senza saperlo, Suzanne stava lasciando spazio affinché la vita le parlasse in un altro modo. E quando i primi segni arrivarono, lei era pronta. Il suo cuore, ormai libero dai pesi del passato, poteva finalmente accogliere l’invisibile.

Suzanne Giesemann

La scoperta di un nuovo mondo spirituale

È curioso come, spesso, le svolte più profonde arrivino quando meno ce le aspettiamo. Durante uno dei lunghi viaggi in mare, immersa nel silenzio dell’oceano e nella quiete di una nuova libertà, Suzanne si imbatté in un libro che parlava dell’aldilà. Un tema che, fino a quel momento, le era del tutto estraneo. Lei, donna di razionalità, addestrata a risolvere problemi con mente logica e metodo militare, si ritrovò attratta da parole che sembravano parlare a una parte di sé che aveva sempre taciuto. Non fu solo curiosità: fu un risveglio. Qualcosa, in quelle pagine, le parlava con una voce familiare, come un richiamo che da tempo attendeva risposta.

I segnali silenziosi

E poi cominciarono ad accadere le cose strane. Quelle che non puoi catalogare, che non trovi nei manuali, ma che si fanno spazio nella tua realtà con la forza di ciò che è vero. Coincidenze, intuizioni improvvise, una sensazione sottile ma potente di non essere mai davvero sola. Presenze invisibili che sembravano voler comunicare, anche solo con un sussurro. Questi segnali, inizialmente, la lasciavano perplessa. Ma dentro di lei cresceva un senso di meraviglia. Forse anche tu, come me, sai quanto possa essere disorientante – e insieme affascinante – rendersi conto che la realtà potrebbe essere molto più ampia di ciò che pensavamo.

Una sete di comprensione

Quello che era nato come un semplice interesse si trasformò presto in una sete profonda di verità. Suzanne iniziò a studiare, a leggere tutto ciò che trovava sul tema della vita dopo la morte. Ma non le bastava la teoria: voleva capire, vivere, sperimentare in prima persona. C’era in lei un desiderio sincero di esplorare quella che poteva essere la dimensione più misteriosa e, al tempo stesso, più autentica dell’esistenza. Iniziò così a prendere forma, lentamente ma con chiarezza, la sua nuova direzione. La sua anima le stava indicando un’altra via: quella della comunicazione con l’invisibile.

Eppure, la vera svolta non era ancora arrivata. Sarebbe giunta presto, con la forza di un dolore personale capace di aprire porte che solo il cuore riesce ad attraversare.

Suzanne Giesemann

Un sogno profetico e la perdita di una persona cara

Ci sono esperienze che spezzano il cuore e, allo stesso tempo, spalancano un varco verso l’invisibile. Una di queste accadde durante una sosta in Croazia, mentre Suzanne e Ty navigavano lungo la costa. Fu in una notte quieta che Suzanne fece un sogno vivido, così reale da lasciarla scossa al risveglio. Vide Susan, la figlia di Ty, che le appariva sorridente. Con dolcezza e serenità, le disse: “Il bambino e io stiamo bene.” Quelle parole le rimasero impresse come un’impronta luminosa nel cuore.

Il sogno era così nitido, così pieno di vita, che al mattino Suzanne sentì l’urgenza di scrivere a Susan. Ma non fece in tempo. Poco dopo, un’email li raggiunse a bordo della barca: li invitava a chiamare casa, subito. Non era una richiesta qualsiasi, ma il tipo di messaggio che ti ghiaccia il sangue. Scesero a terra di corsa e, trovata una linea telefonica, appresero la notizia che avrebbe cambiato per sempre le loro esistenze.

Susan, incinta di sei mesi, era stata colpita da un fulmine mentre attraversava la base militare. Lei e il suo bambino non ce l’avevano fatta.

Suzanne Giesemann
Ty e la figlia Susan
Ty e la figlia Susan
Susan e Suzanne
Susan e Suzanne

La notizia sconvolgente

Devastati dal dolore, Suzanne e Ty lasciarono tutto in Croazia e presero il primo volo per tornare a casa. Ogni istante di quel viaggio sembrava irreale, come se il tempo si fosse fermato in un limbo fatto di incredulità e silenzio. La mente rifiutava ciò che il cuore già sapeva.

In quelle ore sospese, l’unica presenza capace di offrire un piccolo sollievo fu Rudy, il loro cagnolino. Con la sua sensibilità silenziosa, si accoccolava vicino a loro, percependo il dolore come solo gli animali sanno fare. A volte, bastava il suo sguardo o il calore del suo corpo per non sentirsi completamente persi.

cane di Suzanne Giesemann
Il cagnolino di Suzanne Giesemann

“She is not Susan”

La perdita di Susan travolse Suzanne come un’onda improvvisa, capace di spezzare ogni certezza.

Suzanne decise di entrare da sola nella sala dove si trovava la bara di Susan. Indossava l’uniforme blu dei Marines, quella che conosceva bene. Riconosceva la divisa, sì… ma non riconosceva Susan. Fu un momento che le cambiò la vita.

Suzanne si avvicinò piano, in silenzio. Guardò il viso immobile di quella giovane donna che aveva tanto amato. Ma dentro di sé, qualcosa gridava. Le parole le uscirono a mezza voce, ripetute quasi come un mantra: “Lei non è Susan… lei non è Susan.” Non era solo il dolore a parlare. Non era neanche lo shock di quanto successo. Era un’intuizione profonda, istintiva, quasi viscerale. Quello che giaceva davanti a lei era il corpo di Susan, sì. Ma non era Susan. Non era la ragazza solare, vitale, piena di sogni e di futuro. Non era l’anima brillante che conosceva. Quella scintilla, quella luce… non poteva essere svanita. Doveva essere da qualche altra parte.

Fu in quell’istante, in quella ferita aperta tra presenza e assenza, che nacque in Suzanne una missione. Una necessità bruciante: scoprire se Susan era ancora lì, in qualche forma. Doveva sapere se esiste davvero qualcosa oltre la morte. Doveva trovare un modo per comunicare con lei, per capire dove fosse andata quella luce.

Ma un pensiero la frenava: E se Ty non fosse pronto per tutto questo? Se la sua sete di risposte fosse vista come follia, come illusione?

Eppure, dentro di lei, quella voce era già più forte del dubbio. Era il richiamo di un nuovo cammino. Quello che avrebbe trasformato per sempre la sua vita.

Suzanne Giesemann

L’eco di una domanda

Perdere qualcuno che si ama è sempre un dolore insostenibile. Ma quando si è sfiorati da un’esperienza così profonda da mettere in dubbio la realtà come la conoscevamo, quel dolore diventa anche una domanda che risuona ovunque.

Per Suzanne, che aveva iniziato a intuire l’esistenza di una dimensione oltre il visibile, la morte di Susan non poteva essere una fine assoluta. Quel sogno avuto prima della tragedia — così vivido, così reale — era forse un segno? Una carezza dall’aldilà? O solo una coincidenza?

La mente cercava logica, ma il cuore spingeva altrove.

Così, giorno dopo giorno, iniziò a sedersi in silenzio. A chiudere gli occhi. A cercare, senza sapere bene cosa. L’unico intento era quello di ritrovare Susan, di capire dove fosse andata quella presenza tanto amata.

Suzanne iniziò a meditare giornalmente con il solo scopo di trovare la sua Suzanne e con l’unica domanda “Susan, where are you?”.

Una frase semplice, ma colma di desiderio, dolore e speranza.
Un’eco che avrebbe guidato ogni passo del cammino che stava per intraprendere.

Suzanne Giesemann

Segnali dall’aldilà

Dopo i funerali, tornarono alla loro barca, ancorata in Croazia. Quella barca era la loro casa: avevano venduto tutto, casa e auto comprese. Prima del volo, Suzanne acquistò tre libri sull’aldilà, gli unici disponibili in inglese, e iniziò a leggerli Un giorno, mentre navigavano lungo la costa croata in una giornata grigia e senza vento, Ty osservava l’orizzonte dal timone, mentre Suzanne leggeva uno di quei libri. Ad un tratto, Ty notò qualcosa di strano.

«Suzanne, hai visto quella farfalla gialla? Ci sta seguendo da due giorni… Cosa ci fa qui, in mezzo al mare?»

Lei alzò lo sguardo, incuriosita. Era dicembre, erano sull’Adriatico. Una farfalla gialla lì, in quel periodo dell’anno, era un’anomalia. Sfogliando il libro, Suzanne trovò una frase che la colpì come un lampo: “Il mondo dello spirito invia spesso segnali della sua presenza. A volte, sono sottili come una farfalla gialla.”

La coincidenza era troppo forte per essere ignorata.

Una farfalla gialla

Era passato solo una settimana dal funerale di Susan e il dolore era ancora così vivo da togliere il respiro. Suzanne e Ty avevano deciso di fare una passeggiata su un piccolo sentiero di montagna, su quell’isola croata dove si erano fermati. Di solito camminavano fianco a fianco, ma quel giorno qualcosa li teneva distanti, ognuno immerso nel proprio silenzio.

Durante tutta la salita, Suzanne ripeteva tra sé: “Susan, se ci sei, mostrami un segno… fammi capire che sei ancora qui con noi.” Ma quando arrivò in cima, si sentì improvvisamente svuotata. Nessun segnale. Nessuna certezza. Solo la sensazione di essersi illusa.

Ty si allontanò lungo il sentiero in discesa, e Suzanne si voltò per guardare il panorama. Era sul punto di arrendersi, col cuore pesante, quando notò un movimento alla sua sinistra. Una farfalla gialla — la stessa che avevano visto nei giorni precedenti — si staccò dal nulla e volò dritta verso di lei. Le girò intorno in cerchio, si posò per un attimo sul suo petto, e poi si lanciò lungo il sentiero… seguendo Ty.

In quell’istante, tutto fu chiaro. Non era frutto del caso. Quel segno era reale. Era Susan. Era il suo modo di dire: “Ci sono ancora. Sono con voi.”

Fu lì che Suzanne capì che non poteva più ignorare tutto ciò. Doveva trovare una medium. Doveva sapere con certezza se Susan era ancora presente in qualche forma. E così fece. L’esperienza che visse fu così intensa, così carica di dettagli e prove, da non lasciare alcun dubbio né a lei né a Ty: Susan era davvero ancora lì, in un’altra dimensione, ma viva in spirito.

Suzanne Giesemann

L’incontro con una medium che cambiò tutto

Il momento decisivo arrivò quando Suzanne, spinta dal bisogno profondo di risposte, decise di contattare una medium tra le più affidabili. Ricordo bene il racconto di quella prima seduta: ogni dettaglio, ogni parola pronunciata sembrava andare dritta al cuore. Informazioni impossibili da indovinare, nomi, ricordi, frasi pronunciate da Susan quando era in vita… nulla che un’estranea avrebbe potuto sapere.

Fu come se una porta invisibile si fosse finalmente aperta.

Un’esperienza di stupore

Immagina di sederti davanti a qualcuno che non hai mai incontrato prima, e questo sconosciuto inizia a dirti particolari intimi della tua vita, nomi, abitudini, persino frasi che ti rievocano ricordi precisi. Deve essere stato travolgente, nel senso più positivo del termine. In quel momento, Suzanne comprese che non era più possibile negare l’esistenza di una connessione tra il mondo fisico e quello spirituale. Quel momento fu uno spartiacque: ciò che prima era solo una speranza, divenne qualcosa di tangibile. Una realtà che poteva essere esplorata, compresa… e vissuta.

Il potere delle evidenze

Si parla infatti di “evidential mediumship” proprio perché la validità dei messaggi non si basa su affermazioni generiche, ma su riscontri precisi e verificabili. In questo, l’approccio militare di Suzanne – scrupoloso, basato sui dati e sui fatti – trovò una corrispondenza perfetta. Con mente aperta, ma anche con senso critico, si rese conto che le prove erano troppe per essere frutto del caso. Non bastava “credere”. Lei doveva sapere. E quella lettura le dimostrò, oltre ogni dubbio, che una connessione tra i mondi era davvero possibile.

I primi passi nel mondo spirituale

Non dev’essere stato semplice, per due persone abituate a una mentalità pragmatica, sedersi di fronte a qualcuno che affermava di poter parlare con i defunti. Eppure, le informazioni precise che emersero da quella seduta li lasciarono senza parole. Quella fu la conferma di cui avevano bisogno: qualcosa di reale si stava manifestando attraverso la medianità, offrendo dettagli che nessun estraneo avrebbe potuto conoscere.

Suzanne iniziò a studiare seriamente, seguì corsi, partecipò a seminari, e arrivò fino all’Arthur Findlay College in Inghilterra, uno dei centri più prestigiosi per lo studio della medianità.

Segnali dal mondo spirituale

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca spirituale è come i messaggi possano assumere forme sottili, diverse dal linguaggio verbale. Può trattarsi di oggetti ricorrenti, luci che si accendono da sole, melodie in momenti inattesi. È come se il mondo invisibile trovasse modi creativi per farsi notare. Suzanne iniziò a porre maggiore attenzione a questi dettagli, a considerarli possibili indicazioni di un disegno più grande.

La conferma della connessione

Col passare del tempo, i segnali si moltiplicarono. Ogni nuova esperienza rafforzava in Suzanne la convinzione che la morte non fosse la fine, ma un passaggio verso una realtà diversa, in cui l’amore e la coscienza continuano a esistere. Parallelamente, cresceva in lei la voglia di studiare e di affinare la propria sensibilità, per diventare una sorta di ponte tra le due dimensioni.

Suzanne Giesemann

Janet Nohavec

Già autrice affermata, Suzanne sentiva dentro di sé crescere il desiderio di condividere tutto ciò che stava scoprendo. Scrisse un libro sulla medianità, con l’intento di offrire uno sguardo sincero e documentato su quel mondo che le stava cambiando la vita. Fu allora che accadde qualcosa di sorprendente: Janet Nohavec, una delle medium più rispettate a livello internazionale, la contattò personalmente. Le chiese di scrivere la sua storia. Suzanne non esitò nemmeno un istante. Non poteva dire di no. Era come se il cammino le stesse venendo incontro.

Un amico di famiglia, Stepen Upton, una volta le disse: “Possiamo dire alla gente che è tutto vero, ma finché non vivono un’esperienza personale, difficilmente cambieranno idea.” E aveva ragione. Solo vivendo una connessione profonda con lo spirito di una persona cara, si può davvero comprendere che la morte non è la fine.

Una lezione che cambia la vita

Suzanne desiderava profondamente vivere quell’esperienza in prima persona. Decise così di partecipare a una delle lezioni tenute da Janet. Non si trattava di una dimostrazione generica, ma di un percorso strutturato per imparare a entrare in contatto con il mondo dello spirito. La metodologia era chiara, concreta: richiedeva di ottenere informazioni specifiche come il nome del caro trapassato, l’età, la causa della morte, le sue caratteristiche. Era tutto così metodico, ordinato. E per Suzanne, che proveniva da una carriera in cui il rigore era la regola, fu come sentirsi finalmente a casa.

Alla fine del corso, Janet chiamò alcuni partecipanti per una dimostrazione pratica. Poi si voltò verso Suzanne, la guardò negli occhi e disse con un sorriso sicuro:
“Perché non vieni tu? Puoi farcela, ne sono certa.”
Suzanne esitò un attimo. Ma poi, con quella determinazione che l’aveva sempre contraddistinta, si alzò in piedi. E fece il primo passo concreto verso la scoperta del suo dono.

Janet Nohavec

La prima esperienza nel percepire uno spirito

Durante una delle lezioni con Janet, Suzanne fu invitata a mettersi in gioco in una dimostrazione pratica. Janet la incoraggiò con tono gentile:
«Suzanne, vieni qui davanti, se ti va. Concentrati sull’energia che percepisci dietro di te… c’è già qualcuno lì. Chiudi gli occhi, fai un respiro profondo e, quando ti senti pronta, dimmi: ti sembra una presenza maschile o femminile?»

Suzanne, con calma, rispose:
«Sento che è un uomo.»
«Esatto,» confermò Janet. «È un uomo. Adesso cerca di andare un po’ più a fondo. Puoi percepire com’è morto?»

Suzanne rimase in silenzio un attimo, poi disse:
«Ho sentito la parola ‘cancro’… e mi è sembrata giusta.»
«Benissimo. Ora chiedigli di mostrarsi meglio, di raccontarti qualcosa di sé. Come lo visualizzi? Quanti anni ti sembra che avesse quando è passato nel mondo dello spirito?»

«Mi è apparsa la cifra 70,» rispose Suzanne.
«Ci siamo quasi. E secondo te che tipo di lavoro faceva? Aveva mani curate da ufficio o mani segnate da un lavoro manuale?»

Suzanne esitò un attimo, poi sentì una parola chiara nella sua mente:
«Ingegnere. L’ho sentito forte e chiaro.»
Una persona nel pubblico alzò la mano: «Credo che sia mio padre.»

Janet sorrise: «Ottimo inizio, Suzanne. Continua a mantenere il contatto. C’è qualcosa di significativo riguardo a un compleanno a fine marzo, intorno al 30. Ti dice qualcosa?»

La persona confermò: «Sì, è giusto.»
«Perfetto. E ora vedo qualcosa legato ai cappellini da baseball o alla collezione di cappelli. Era qualcosa di importante per lui?»

«Sì, assolutamente. Li collezionava.»

Janet le chiese un ultimo sforzo:
«Suzanne, prova a ricevere ancora un dettaglio. Vai benissimo.»

Suzanne si concentrò, poi disse:
«Vedo una chioma bianca, capelli folti, non era calvo…»
«Sì, aveva dei capelli bellissimi!» esclamò la persona nel pubblico.

«E un’ultima immagine,» aggiunse Suzanne, «vedo delle scarpe lucide di vernice nera… e sento le parole “Twinkle Toes”.»
La risposta fu immediata:
«Oh mio Dio… mio padre era un ballerino da sala e mia madre lo chiamava sempre “Twinkle Toes”!»

L’intera sala fu colpita dalla precisione delle informazioni. Janet annuì:
«Questo è quello che chiamiamo prova. Hai fatto un lavoro eccellente, Suzanne.»

Quella lezione fu per Suzanne una vera svolta. Ogni volta che partecipava a uno di quegli incontri, riusciva a ricevere messaggi per i compagni da persone a lei totalmente sconosciute, ma con dettagli che nessuno avrebbe potuto inventare. Questo la colpiva profondamente. Non era il tipo di persona da fare le cose a metà. Sentì il bisogno di andare a fondo.

Si rivolse a Janet con decisione:
«Voglio studiare dove hai studiato tu. All’Arthur Findlay College, in Inghilterra.»

Janet sorrise, ma la avvertì:
«Va bene… ma preparati. Ne uscirai una persona completamente diversa.»

Aveva ragione.

Suzanne Giesemann e Janet Nohavec

La trasformazione di Suzanne Giesemann

Decidere di diventare medium a propria volta non è un passo che si fa alla leggera. Eppure, Suzanne sentì dentro di sé un richiamo potente. Uno dei passi più importanti fu proprio la decisione di iscriversi all’Arthur Findlay College in Inghilterra, una delle istituzioni più autorevoli per lo studio della medianità. Lì, poté apprendere tecniche avanzate e confrontarsi con insegnanti e studenti provenienti da ogni parte del mondo.

Lo studio e la disciplina

Mi ha sempre colpito il parallelismo tra la sua formazione militare e il rigore richiesto per lo sviluppo delle capacità medianiche. Contrariamente a quanto si possa pensare, non basta avere un’inclinazione naturale: occorre esercizio, conoscenza, e la volontà di superare i propri limiti. Suzanne affrontò questo percorso con l’umiltà di chi sa di avere tanto da imparare, ma anche con la determinazione di chi non si ferma di fronte a nulla.

Dalla Marina alla medianità

Questo passaggio, in apparenza così drastico, è il fulcro della storia di Suzanne Giesemann. Dimostra come ognuno di noi possa avere più vite all’interno di una sola esistenza. Iniziare in un contesto formale e pragmatico per poi entrare in un ambito spirituale e mistico non è un tradimento di se stessi, ma un’evoluzione. In fondo, la disciplina e la ricerca della verità sono valori comuni a entrambe le sfere.

Arthur Findlay College in Inghilterra
Arthur Findlay College in Inghilterra

L’Arthur Findlay College, un’antica residenza donata allo Spiritualist National Union per diventare un centro d’insegnamento, rappresentò per Suzanne una vera trasformazione interiore. Al ritorno dall’Europa, era entusiasta di mettere in pratica ciò che aveva appreso, ma lei e Ty stavano per salpare per un nuovo viaggio in barca. Riuscì a fare solo cinque letture prima della partenza.

E quelle cinque bastarono per farle capire che stava davvero lavorando come una vera medium. Anche se faticava ancora a vedersi in quel ruolo, sapeva di aver stabilito un legame reale con il mondo dello spirito. Ma una parte di lei temeva che, partendo per mare, avrebbe potuto perderlo.

Fu allora che lo il mondo spirituale trovò il modo di rassicurarla…

Il potere della parola e della poesia

Una mattina, mentre si trovava sulla barca, Suzanne si sedette per meditare. Era tranquilla, immersa nei suoi pensieri, quando Ty la raggiunse, notando che aveva pianto.

«Tutto bene, tesoro? Pensavo di averti sentita piangere…»
«Sì… credo di aver scritto una poesia.»

Ty la guardò sorpreso: «Cosa intendi con “credo”?»
«Le parole mi sono arrivate di getto, ho iniziato a scrivere di impulso e… erano in rima. Tre pagine intere. Non so spiegartelo.»

«Tre pagine? Ma sei rimasta lì solo qualche minuto!»
«Lo so… è per questo che stavo piangendo. Possiamo leggerla insieme?»

Quando Suzanne lesse ad alta voce la poesia, entrambi si commossero profondamente. Quelle parole non sembravano venire da lei: erano troppo perfette, piene di un’emozione che superava la logica. Il giorno dopo accadde di nuovo. E poi ancora. Ogni mattina, durante la meditazione, riceveva nuove poesie. Parole che sembravano arrivare da una fonte esterna, spirituale. Se tentava di controllare o modificare il flusso, tutto si interrompeva.

Alla fine, Suzanne si ritrovò con centinaia di poesie tra le mani. In tanti le suggerirono di pubblicarle, magari in un libretto da offrire a chi stava affrontando un lutto. Decise di farlo. Ma per realizzare il progetto aveva bisogno di sostegno economico.

Suzanne Giesemann

Pensò subito a un vecchio amico, Ranger Jones, oggi imprenditore di successo. Lo conosceva dai tempi del servizio militare: avevano affrontato situazioni difficili insieme, sotto il comando del Presidente dei Capi di Stato Maggiore. Se c’era qualcuno in grado di capire il suo impegno e la sua integrità, era lui. Ma raccontargli che ora parlava con gli spiriti non era esattamente facile.

Quando si incontrarono, Suzanne andò dritta al punto.
«Ranger, quello che sto per dirti è l’opposto di tutto ciò che abbiamo vissuto insieme. Potrebbe sorprenderti… ma sento di dovertelo raccontare. Dopo la morte di Susan, ho incontrato un medium. L’esperienza è stata così reale che non ho potuto ignorarla. Ora… sono io a fare quel tipo di lavoro. Siedo con le persone e percepisco la presenza dei loro cari. Do loro prove, messaggi. So che sembra assurdo, soprattutto detto da me. Ma tu mi conosci.»

Ranger la guardò con intensità. Rimase in silenzio un momento, poi disse:
«Se non ti conoscessi, se non sapessi chi sei, penserei che mi stai prendendo in giro. Ma ti conosco. Conosco la tua integrità, il tuo cuore. Voglio saperne di più.»

Il sollievo di Suzanne fu immenso. Aveva temuto un rifiuto, una risata nervosa o un giudizio. Invece, vide davanti a sé un uomo disposto ad ascoltare. Spense il cellulare e le diede tutta la sua attenzione. In quel gesto, lei sentì un grande “grazie” sussurrato dal mondo dello spirito.

Fu uno di quei momenti in cui Suzanne si ritrovò a sussurrare: “Thanks, God.” Da allora, continuò a offrire letture e le richieste aumentarono rapidamente. Il bello dei nuovi incontri era che non conosceva le persone che si rivolgevano a lei, non sapeva nulla delle loro vite, né di chi speravano di contattare. Li accoglieva semplicemente con il cuore aperto, certa che il mondo dello spirito non l’avrebbe mai abbandonata.

Suzanne Giesemann
Suzanne Giesemann e Ranger Jones

Un nuovo inizio: dichiararsi medium

Arriva sempre un momento in cui, se stai seguendo un percorso nuovo e inaspettato, devi scegliere di esporlo apertamente. Per Suzanne, questo ha significato raccontare a un amico di lunga data, un ex collega militare, la sua nuova vocazione di medium evidenziale.

Il coraggio della verità

Non dev’essere stato facile ammettere di aver scelto una strada così lontana dai protocolli militari e dagli ambienti istituzionali. Eppure, Suzanne si rese conto che nascondersi avrebbe significato tradire se stessa e il dono che sentiva di poter offrire agli altri. Con un misto di paura e determinazione, decise di compiere il passo.

L’inizio delle prime letture

Da quel momento, le richieste di letture si moltiplicarono. Persone che avevano perso i loro cari cercavano in Suzanne una fonte di conforto, una prova che l’amore non muore con il corpo fisico. Ogni sessione era un’occasione per consolidare la sua fiducia nelle proprie capacità e per rafforzare l’idea che stesse percorrendo la strada giusta.

Messanger of Hope

Un giorno, una sua amica la chiamò per suggerirle di incontrare una donna da poco rimasta vedova. Le raccontò che si chiamava Suzanne e che era una medium “evidenziale”, un termine che la donna non conosceva. Aveva pensato si trattasse di qualcuno che predicesse il futuro o leggesse i tarocchi. E in quel momento della sua vita, il futuro le sembrava vuoto. Il suo futuro era con suo marito, e lui non c’era più. Si sentiva intrappolata, incapace di andare avanti.

Quando le due donne si incontrarono, Suzanne la accolse con dolcezza.
«Hai mai parlato con un medium prima d’ora?»
«No.»
«Va bene. Non so chi ci raggiungerà oggi, né chi speri di sentire. Chiuderò gli occhi e chiederò ai tuoi cari di farsi avanti. Ti dirò tutto ciò che vedo, sento o percepisco. Da te, mi basta un “sì”, un “no” o un “non lo so”. Non dirmi nulla in più.»

Le prese le mani e, a occhi chiusi, recitò una preghiera silenziosa. Subito dopo, disse:
«Sento una presenza maschile, molto forte. È nella posizione in cui normalmente sento un marito o un compagno. Hai perso tuo marito, vero?»
«Sì.»
«Sento che è una perdita recente, e che tutto è successo all’improvviso. Qualcosa di fisico, immediato. Un infarto?»
«Sì.»
«Eri con lui quando è successo?»
«Sì.»

Suzanne sorrise dolcemente:
«Mi mostra un telecomando. È una cosa piccola, ma ci tiene a farlo vedere. Ha un significato per te?»
«Sì, ha un senso.»

Poi aggiunse:
«È come se vi foste incontrati per caso, quasi per destino. È vero?»
«Sì, lo è.»

Poi arrivò il messaggio più potente. Suzanne chiuse gli occhi e disse con chiarezza:
«Vuole che ti dica, parola per parola: ‘Tu sei la cosa migliore che mi sia mai successa.’»
La donna si portò le mani alla bocca.
«Lo diceva sempre… Me lo diceva proprio così, guardandomi negli occhi. Lo diceva con tutto il cuore, e poi mi abbracciava.»

In quel momento, le lacrime scorsero silenziose. Quelle parole, così intime, così precise, non potevano provenire da nessun altro. Suzanne comprese, ancora una volta, il senso profondo del suo dono: offrire prove. Offrire pace. Offrire amore. Non si trattava di magia, né di superstizione. Era realtà. I nostri cari non ci lasciano mai davvero.

Quell’incontro fu uno dei tanti che la confermarono nel suo percorso. Persone sconosciute uscivano dalle sue letture con la certezza di non essere sole, con la sensazione che l’amore non finisce con la morte. Suzanne metteva il cuore in ogni messaggio, anche a costo di esporsi, di essere giudicata. Perché sapeva che quel momento — quell’unico, prezioso contatto — sarebbe rimasto con quella persona per sempre.

Il messaggio d’amore che trascende la vita

Ciò che emerge con forza da ogni testimonianza di Suzanne Giesemann è che il suo lavoro come medium non si limita alla “semplice” comunicazione con chi sta oltre il velo. Rappresenta piuttosto la trasmissione di un messaggio di speranza e di amore incondizionato.

L’amore oltre la morte

Nelle sue letture, Suzanne ripete spesso che l’amore non è solo un sentimento umano, ma un’energia che continua ad esistere anche al di là della vita terrena. Questa consapevolezza può dare grande conforto a chi soffre per la perdita di un coniuge, di un genitore o di un amico caro. Sapere che il legame affettivo rimane vivo aiuta a trasformare il dolore in una forma di gratitudine per ciò che è stato condiviso.

Vivere con pienezza

Un altro aspetto che mi tocca particolarmente è l’invito di Suzanne a vivere ogni giorno con la consapevolezza della nostra natura spirituale. Accorgersi che siamo più di un corpo fisico può cambiare radicalmente il modo in cui affrontiamo le sfide quotidiane. Ci rende più aperti, più empatici, e ci spinge a coltivare relazioni più profonde e autentiche.

Considerazioni finali

Dopo centinaia di letture, Suzanne ha compreso una verità profonda: questa vita è solo una parte di un’esistenza molto più ampia. Un percorso, una preparazione per ciò che viene dopo. Siamo qui per sviluppare la nostra parte divina, e ogni momento dovrebbe essere guidato da una sola domanda: “Sto davvero incarnando l’amore in questo momento?”

Questo lungo e straordinario viaggio l’ha trasformata dall’interno. Non era cresciuta con pensieri spirituali, ma oggi sa chi siamo davvero. Oggi lavora con impegno per mantenere l’equilibrio tra il suo ruolo di medium, quello di insegnante spirituale, e la sua vita insieme a Ty — nel cuore, sempre presente.

Perché se non siamo qui per amare, allora per cosa?
Se non ci siamo l’uno per l’altro, come potremmo mai superare il buio e risollevarci?
E davvero dobbiamo aspettare che il mondo cada a pezzi prima di imparare ad amarci come fratelli?

Domande frequenti sulla medianità e su Suzanne Giesemann

Spesso, quando si parla di medium e di contatti con il mondo spirituale, sorgono mille interrogativi. Ho pensato di creare una breve sezione di domande e risposte per chiarire alcuni dubbi comuni.

Cos’è la medianità evidenziale (evidential mediumship)?

La medianità evidenziale si basa sulla capacità del medium di fornire prove concrete dell’identità dei cari che stanno oltre il velo, ad esempio nomi, ricordi specifici o dettagli di vita. L’obiettivo è dimostrare che la comunicazione va oltre la mera intuizione o l’ipotesi, offrendo riscontri verificabili.

Come si riconosce un medium autentico?

Un medium serio si concentra sul fornire dettagli precisi e controllabili, evitando frasi vaghe o generiche. Inoltre, tende a mostrarsi umile e pronto a spiegare i propri limiti: non esistono garanzie assolute, perché la comunicazione dipende da molte variabili, compresa la disponibilità dello spirito a comunicare.

La formazione militare di Suzanne influisce sul suo approccio?

Assolutamente sì. L’attenzione ai dettagli e la necessità di prove tangibili derivano dalla sua esperienza in Marina. Questo le permette di affrontare le letture con un metodo quasi investigativo, cercando elementi univoci che possano confermare l’autenticità del messaggio.

È possibile imparare la medianità o è un dono innato?

Secondo Suzanne e molti altri esperti, tutti abbiamo un certo grado di sensibilità. Alcune persone nascono con un talento più sviluppato, ma la tecnica si può apprendere e affinare, se c’è la volontà di studiare e di esercitarsi costantemente.

Qual è la differenza tra medium e sensitivo?

Un medium, come Suzanne Giesemann, comunica specificamente con chi è passato oltre il velo, portando messaggi e prove tangibili della loro presenza. Un sensitivo, invece, ha la capacità di percepire energie e intuizioni senza necessariamente avere un collegamento diretto con i defunti.

Conclusioni

La storia di Suzanne Giesemann, dalla carriera militare a quella di medium evidenziale, è una testimonianza toccante di come la vita possa sorprenderci e trasformarci in modi inaspettati. Se c’è un insegnamento che porto via dalla sua esperienza, è che nessuna esperienza, per quanto dolorosa o sconvolgente, arriva nella nostra vita per caso. A volte, le crisi e le perdite più dure ci spingono a varcare soglie che non avremmo mai considerato, portandoci a scoperte spirituali profonde.

Se anche tu ti senti attratto dal mondo spirituale, o stai attraversando un periodo di dolore e cerchi risposte, spero che la storia di Suzanne ti abbia offerto uno spunto di riflessione e di speranza. Ti invito a esplorare, a farti delle domande e cercare la verità dentro il tuo cuore, tenendo per te solo quello che realmente risuona con il tuo essere e lasciando andare quello che non senti davvero tuo.

Se hai domande, curiosità o vuoi condividere la tua esperienza personale, lascia un commento qui sotto. Sarò felice di leggerlo e di confrontarmi con te. Il dialogo è la chiave per crescere insieme, e chissà che la tua condivisione non possa dare coraggio a qualcun altro. Raccontami: qual è la tua idea sulla vita oltre la morte? Ti aspetto con gioia!

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